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		<title>La mia gara con Ciccetti</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Jun 2013 09:00:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>effemmeffe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gare]]></category>
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		<description><![CDATA[Ciccetti è la mia nemesi. E&#8217; uno ciccione almeno quanto me, forse pure un po&#8217; di più: io peso 1.40 Be, lui ne peserà 1.60, ma quando sei ciccione non sono quelle frazioni di Be che fanno la differenza. L&#8217;ho &#8230; <a href="http://www.runnerds.it/2013/951/la-mia-gara-con-ciccetti/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-952" alt="" src="http://www.runnerds.it/wp-content/uploads/2013/06/fat-guy-running-300x197.jpg" width="300" height="197" />Ciccetti è la mia nemesi.</p>
<p style="text-align: justify">E&#8217; uno ciccione almeno quanto me, forse pure un po&#8217; di più: io peso <a href="http://www.runnerds.it/s-r-i/">1.40 Be</a>, lui ne peserà 1.60, ma quando sei ciccione non sono quelle frazioni di Be che fanno la differenza.</p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;ho incontrato già a due o tre gare che ho fatto, corre per una società sportiva delle mie parti, non ricordo quale.</p>
<p>E va forte come una bestia, non me ne capacito.<span id="more-951"></span></p>
<p style="text-align: justify">Non ha l&#8217;autonomia che ho raggiunto io su distanze attorno ai 10 km e quindi ogni tanto mette dei tratti di cammino e in salita io vado di più: riesco a martellare un ritmo abbastanza costante e non di molto superiore a quello da pianura (leggasi: vado piano sempre, ma almeno non rallento ulteriormente), lui invece fatica e si ferma sovente.</p>
<p>Ma in discesa? Cavoli, in discesa va che è uno spavento!</p>
<p style="text-align: justify">Tra i pensieri che faccio mentre soffro sono arrivato a teorizzare che riesce ad andare così veloce in discesa perché essendo più grosso di me ha sviluppato di più le gambe per sostenersi meglio e poi io sono molto grosso di busto, le gambe sono la mia parte debole. Che per un runner&#8230;</p>
<p>Venerdì l&#8217;ho incontrato di nuovo ad una gara serale. Mi avevano detto che era sugli otto km e io sto seguendo una tabella per la mezza, venerdì avevo in programma un&#8217;uscita di 30 minuti e ho pensato che avrei potuto allungare a 45, a 6 al km sono più o meno otto km così sono andato.<br />
I bashtardi della mia società hanno tralasciato alcuni particolari sul percorso. Avrei dovuto capirlo quando li ho visti con le scarpe da trail:<br />
- Ma è sterrato?<br />
- Naa, solo un tratto<br />
- Ma monta?<br />
- Boh, giusto un pelo&#8221;<br />
Endomondo <a href="http://www.endomondo.com/workouts/203340508/2483777">dice</a> 186 m di salita e 164 m di discesa. 7.5 km totali di cui oltre 4 di sterrato.<br />
Stronzi.</p>
<p style="text-align: justify">Dicevamo Ciccetti: come al solito è partito e mi è andato via, ci ho messo un sacco di testa a non rincorrerlo e aspettare pazientemente che iniziasse a patire, poi è iniziata la salita e ho goduto, l&#8217;ho visto in affanno e l&#8217;ho sorpassato esultando dentro, come avevo già fatto un paio di domeniche fa su un&#8217;altra salita.</p>
<p style="text-align: justify">Solo che questa volta non conoscevo il tracciato e speravo che la salita finisse, prima o poi. E invece molto poi.<br />
Ho dovuto camminare anche io. E per un pelo non mi fermo, perché salita, sterrata, con un curvone tracciato nel fango dai trattori stava per diventare troppo e io mi scazzo con facilità in questi casi. Ho tirato un paio di cristi generici e sono riuscito ad arrivare in cima. Poi tratto di leggera discesa in cui ho cercato di recuperare, che ero solo al terzo km di otto.</p>
<p style="text-align: justify">E l&#8217;ho sentito arrivare. Non ci credevo, un razzo.<br />
Ho provato a tenere, ma non c&#8217;è stato nulla da fare, via, duecento metri o più di distacco. Una demoralizzazione, una tristezza.</p>
<p style="text-align: justify">Poi è iniziata un&#8217;altra salita, ma ero sfiancato. Sono riuscito a malapena a riprenderlo ma non a staccarlo prima di dover fare per forza un altro tratto di cammino. Ci siamo anche parlati a distanza di una decina di metri, lui avanti e io dietro: &#8220;dio fa&#8221;, dice lui. &#8220;cristo&#8221;, dico io.<br />
Non è che ti resta molto altro da dire in certi momenti&#8230;</p>
<p style="text-align: justify">Alla discesa successiva lui è ripartito come una furia e lì ho dovuto prendere una decisione, stargli dietro il più possibile o cedere e lasciarlo andare. Il terreno era diventato davvero infame, una strada da trattori piena di pietre tonde, l&#8217;ideale per correre. Ho preso dei bei rischi a stargli dietro cercando di perdere il meno possibile, in alcuni momenti completamente senza controllo delle gambe. Cento metri di discesa a 5-5:20 al km sulle pietre, non so come ho fatto a non cadere, io che quando vado forte vado a 5:45.</p>
<p style="text-align: justify">Alla fine siamo tornati sull&#8217;asfalto e lui aveva 100 metri di vantaggio.<br />
Per fortuna davanti a noi c&#8217;era un mio compagno di società, l&#8217;idea di non arrivare ultimo di società per una volta mi ha aiutato a tenere duro e non dargliela su. Abbiamo preso il mio amico e siamo arrivati all&#8217;ultimo km dove c&#8217;era una piccola salitina.</p>
<p style="text-align: justify">Come spesso succede a noi ciccioni, un paio di suoi compagni di squadra sono tornati indietro per incoraggiarlo mentre io avevo ormai ridotto lo svantaggio a una decina di metri. Sentire loro che gli dicevano che mancava solo qualche centinaio di metri mi ha dato la forza per tentare uno strappo sulla salitella.<br />
Così l&#8217;ho passato e gli ho dato 5/6 metri, fino ad arrivare alla sorpresa finale: non si capisce come mai, in sto paese hanno una strada che ad un certo punto scende di 4/5 metri e poi risale di una decina, in cento metri di lunghezza. In pratica una rampa tipo garage a scendere e una a salire.<br />
Non è elegante girarsi a controllare quando tu sei 140esimo, manco fosse la volata di una maratona, ma l&#8217;ho sentito arrivare nel pezzo di discesa dove io cercavo di tenere le rotule avvitate così ho dato un colpo di reni nella salita, finendogli davanti per un paio di metri.<br />
Dopo il traguardo mi ha confessato che pensava che scoppiassi e sono stato molto orgoglioso di non averlo fatto.<br />
La cosa bella è stata la stretta di mano tra pachidermi che ci siamo scambiati, con l&#8217;appuntamento alla prossima.</p>
<p style="text-align: justify">Non è vero, la cosa bella è stata che l&#8217;ho battuto di nuovo e ho goduto come un riccio! <img src='http://www.runnerds.it/wp-includes/images/smilies/icon_razz.gif' alt=':P' class='wp-smiley' /> </p>
<p style="text-align: justify">Per ora siamo effemmeffe 3 &#8211; ciccetti 0, almeno da quando l&#8217;ho notato e ho visto che corriamo più o meno sugli stessi tempi. Pavento il momento in cui lui riuscirà a ridurre i periodi di camminata e mi smerderà, ma per ora mangia la mia polvere!</p>
<p style="text-align: justify">(Disclaimer: Ciccetti, se ti riconoscessi in questa cronaca sappi che in realtà la mia stima per te è massima e tutto quello che ho scritto è un gioco. L&#8217;unico modo che conosco per continuare a correre quando tutto il mio corpo e la mia testa mi dicono di smettere è pensare a qualcos&#8217;altro e trovare delle motivazioni da qualche parte, magari inventandomi una competizione con un altro eroe che, analogamente a quella leggenda sui calabroni, corre senza sapere che non potrebbe farlo)</p>
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		<title>16 settimane in 30 secondi</title>
		<link>http://www.runnerds.it/2013/924/16-settimane-in-30-secondi/</link>
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		<pubDate>Mon, 27 May 2013 08:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elledi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Allenamento]]></category>
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		<description><![CDATA[(qui il post originale) 16 settimane è la durata del piano di allenamento che ho iniziato a fine gennaio, più per avere un programma da seguire (senza, tendo a perdermi), che nella convinzione di riuscire davvero a raggiungere l&#8217;obiettivo (correre 10k in &#8230; <a href="http://www.runnerds.it/2013/924/16-settimane-in-30-secondi/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>(<a title="minimo - 16 settimane in 30 secondi" href="http://www.minimoblog.it/2013/05/24/16-settimane-30-secondi/" target="_blank">qui</a> il post originale)</p>
<p><strong>16 settimane </strong>è la durata del <a href="http://runkeeper.com/fitness-class/running-10k/17?menuSelection=FEED&amp;userClassRegistrationId=454709" target="_blank">piano di allenamento</a> che ho iniziato a fine gennaio, più per avere un programma da seguire (senza, tendo a perdermi), che nella convinzione di riuscire davvero a raggiungere l&#8217;obiettivo (correre 10k in meno di 65 minuti). <span id="more-924"></span>Il mio PB era già sotto i 65, ma l&#8217;avevo ottenuto una sola volta in gara (oltretutto, alternando corsa e camminata per gli ultimi km: insomma, avevo &#8220;barato&#8221;), dopodiché ero tornato ai ritmi da brapida di sempre.</p>
<p>4 mesi. 4 allenamenti la settimana (quasi sempre). 400 km circa. Pioggia, neve, vento, freddo, una primavera che non voleva arrivare mai. Pensieri. Salite. Discese. Giri in tondo, a volte. Spesso. Dolorini e doloretti. Musica, a volte. Ho imparato cosa vuol dire <em>tempo run</em>. Ho fatto variazioni. Ho fatto ripetute. A volte non sono riuscita a rispettare il programma, ad andare abbastanza veloce. Altre sono uscita senza convinzione, per scoprire che i miei polmoni e le mie gambe ne sapevano più di me, e avevano qualcosa da insegnarmi.<br />
Ho corso nella zona industriale di Valenza e nei parchi a New York. Strada facendo, ho consumato un paio di scarpe. Ho rischiato di venire investita. Ho aspettato sotto la pioggia, o la neve, che il Garmin prendesse finalmente il segnale. Ho fatto finta di non sapere che <a title="Io scelgo la bellezza" href="http://www.minimoblog.it/2013/05/10/io-scelgo-la-bellezza/">chi aveva smesso di correre non avrebbe corso mai più</a>. Ho cercato di offrire in sacrificio, puerilmente, stupidamente, la mia fatica, le mie salite, i miei km, in cambio di non so quale impossibile miracolo. Mi sono scoraggiata. Mi sono esaltata. Ho sentito le gambe pesanti e il cuore leggero, e viceversa. Capita.</p>
<p>Ma, in sintesi, si avvicinava la fine del programma e io non acceleravo, non quanto avrei dovuto. Ho continuato solo perché, alla fine, <a title="Perché corro" href="http://www.minimoblog.it/2012/03/20/perche-corro/">io corro perché corro</a>. Tanto valeva farlo seguendo il piano e stare a vedere. Ma la convinzione era poca, o nulla.<br />
A <a title="NYC (I)" href="http://www.minimoblog.it/2013/05/03/nyc-i/">NYC</a> ho corso poco e male, pur godendomi lo scenario fantastico. Subito dopo il nostro rientro, è successo l&#8217;inevitabile e mi sono ritrovata con il cuore pesante e le gambe pesanti, contemporaneamente. Capita.<br />
Il piano di allenamento è andato a farsi benedire, le uscite settimanali sono scese a tre, il kilometraggio totale si è abbassato bruscamente, ho smesso di fare ripetute e altre variazioni.</p>
<p>Però è successo qualcosa. All&#8217;improvviso ho iniziato ad andare &#8220;veloce&#8221;.</p>
<p>È successo che ho corso i 6k alla Stralessandria in <strong>30 secondi</strong> al km meno dell&#8217;anno scorso, ed è stato favoloso. Un po&#8217; perché c&#8217;erano altre 6300 persone circa, a correre/camminare/pattinare insieme a me, e già questa è una bellissima cosa. Un po&#8217; perché non mi sono mai sentita così bene. Perché non ho mai provato il minimo desiderio o bisogno di fermarmi. Non ho mai dovuto stringere i denti. Me la sono goduta, ho superato un sacco di gente, e all&#8217;ultimo km ho accelerato davvero e ho tagliato il traguardo &#8220;in volata&#8221;. Sorridendo, ridendo.</p>
<p>Soprattutto, è successo che domenica sono uscita, da sola, sotto il sole finalmente caldo. Con l&#8217;idea di farne 10, ma mettendo in conto di non riuscirci, e ben sapendo che era proprio l&#8217;ultimo giorno del famoso piano di allenamento, quello in cui avrei dovuto raccogliere i frutti delle 16 settimane (pioggia neve giri in tondo pensieri), e correre 10 km in meno di 65 minuti.<br />
È successo che a un certo punto mi son sentita dire che ero al 7° km, e che stavo correndo da 45 minuti. E nella testa mi è lampeggiato, tipo scritta al neon, che <strong>65-45 fa 20</strong>. Che era sufficiente correre gli ultimi 3 in meno di 20 minuti, insomma. <em>Potevo farcela</em>.<br />
E infatti ho chiuso in poco più di 63 minuti.</p>
<p>Ora, sono tempi assolutamente mediocri. Ma io son stata travolta da una felicità indescrivibile e bambina. Ho provato un orgoglio assurdo, che mi ha letteralmente gonfiato il cuore: mediocre o no, è il <strong>mio</strong> risultato, il <strong>mio</strong> miglioramento. L&#8217;ho ottenuto io, e nessun altro poteva riuscirci per me.<br />
Mi sono sentita, finalmente, le gambe leggere, e il cuore leggero, contemporaneamente. Capita.<br />
E per un attimo, sotto il sole di maggio, ho sentito che era bello. E che non ero sola.</p>
<p>Potrà sembrare un&#8217;equazione, e piuttosto banale: corri tot km, con certe modalità, per tot settimane, e alla fine migliori di tot. È vero: ma per me è anche qualcosa di più, perché per trasformare 16 settimane in 30 secondi non bastano le equazioni. Ci vuole, credo, un po&#8217; di magia.</p>
<p><a title="QCNC (Quelli Che Non Corrono)" href="http://www.minimoblog.it/2012/11/13/qcnc-quelli-che-non-corrono/" target="_blank">Chi di voi non corre</a> si starà domandando cos&#8217;è tutta questa fanfara per 30 secondi, 3 minuti, 10 km. Anzi, chi di voi non corre probabilmente ha già smesso di leggere da un bel po&#8217;. Gli altri&#8230; lo sanno. Alcuni l&#8217;hanno provato con tempi decisamente più &#8220;onorevoli&#8221; dei miei. Altri magari hanno iniziato a correre da poco, non vedono miglioramenti, fanno fatica, si devono fermare spesso e sono tormentati da fastidi e dolorini assortiti. A loro dico, dal basso del mio umilissimo e personalissimo record che non è un record: non mollate. Se non mollate, prima o poi vi sentirete il cuore leggero, e le gambe leggere, contemporaneamente. Prima o poi, <strong>riuscirete a fare una magia</strong>.</p>
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		<title>Come te lo spiego</title>
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		<pubDate>Thu, 23 May 2013 05:02:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>purtroppo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dormo male in questi giorni. Ho poco sonno, chissà perché. Ho preso la temporanea abitudine di lasciare due righe nella tapparella. Senza una vera ragione. Solo per rendermi conto del colore che incornicia l&#8217;esterno della mia mezza insonnia. Ad un &#8230; <a href="http://www.runnerds.it/2013/917/come-te-lo-spiego/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.runnerds.it/wp-content/uploads/2013/05/rincosp.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-918" alt="rincosp" src="http://www.runnerds.it/wp-content/uploads/2013/05/rincosp.jpg" width="300" height="185" /></a>Dormo male in questi giorni. Ho poco sonno, chissà perché. Ho preso la temporanea abitudine di lasciare due righe nella tapparella. Senza una vera ragione. Solo per rendermi conto del colore che incornicia l&#8217;esterno della mia mezza insonnia.<br />
Ad un certo punto mi alzo. Frugo nelle mie solite scuse per trovare un pretesto per la mia pigrizia. Se non la trovo mi preparo e vado a correre.<br />
Quando esco ormai il chiarore è deciso. Sempre un dolorino si presenta nei primi passi. Sempre mi ripeto che calerò. Sempre me ne dimentico. Dopo qualche centinaio di metri si stabilizza il ritmo del respiro e il fastidio si scioglie nel primo vapore.<br />
Corro e intanto penso che te lo voglio raccontare.<br />
Te lo voglio raccontare di come si sta bene a correre. Proprio a quest&#8217;ora, soprattutto a quest&#8217;ora. <span id="more-917"></span><br />
Ti voglio raccontare dei muscoli che si rilassano, del respiro che finalmente ce la fa, dei cani che mi scorrono di fianco. Fermi o quasi, loro.<br />
Ti voglio raccontare degli autobus quasi vuoti e degli autisti del primo turno che viene voglia di salutare con un cenno del mento.<br />
Ti voglio raccontare dei pakistani che portano con grande orgoglio la divisa di un distributore di benzina. E vanno a fare quei lavori che tutti gli stupidi che paventano pericolose invasioni dovrebbero vedere. Se li incrontrassero la mattina vedrebbero quel mezzo sorriso pienamente orgoglioso.<br />
Ti voglio raccontare di chi va in cantiere, la barba non fatta, tanto lì chi mi deve guardare. I vestiti con le tracce bianche del lavoro del giorno prima.<br />
Ti voglio raccontare di quanto è antipatica la farmacista che lascia cassette di plastica davanti alla sua bottega, per impedire di parcheggiare a chi non è cliente.<br />
Ti voglio raccontare dei papaveri, che hanno senso solo con la luce bassa del sole. Vanno visti controluce, per capirne la fragilità, che un po&#8217; sembra la nostra.<br />
Ti voglio raccontare di chi esce ad un&#8217;ora che non è la solita. E lo vedi subito che non sapeva come fare e si è vestito tirando a indovinare.<br />
Ma passo davanti a quel palazzo rivestito di cristallo scuro, la siepe alta, ormai fiorita.<br />
E come te lo spiego quell&#8217;odore di gelsomino? Non sono capace. Come te lo spiego se una mattina non vieni con me?</p>
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		<title>Parkour per dummies</title>
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		<pubDate>Fri, 10 May 2013 16:58:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mafe De Baggis</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Motivazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Sono stata convinta per anni che correre su strada fosse possibile solo su un lungomare, in campagna, nel bosco, insomma, ovunque ma non in città. Anni di noia sul tapis roulant o di scuse per non andare a correre, un &#8230; <a href="http://www.runnerds.it/2013/907/parkour-per-dummies/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Sono stata convinta per anni che correre su strada fosse possibile solo su un lungomare, in campagna, nel bosco, insomma, ovunque ma non in città. Anni di noia sul tapis roulant o di scuse per non andare a correre, un po&#8217; come scrive il &#8220;<a href="http://dicibodiviaggi.com/2013/05/03/un-runner-wannabe-a-miami/" target="_blank">wannabe runner</a>&#8221; Abeone:</p>
<blockquote><p>&#8220;Vivo a Milano e non mi lamento, ma se mi trovassi tutte le mattine di fronte a un percorso dedicato al running non potrei non correre. (…) Alla fine dei conti il “vero motivo” per non correre è l’assenza del mare&#8221;.</p></blockquote>
<figure id="attachment_913" aria-labelledby="figcaption_attachment_913" class="wp-caption alignright" style="width: 870px"><img class="size-full wp-image-913" alt="Correre a New York" src="http://www.runnerds.it/wp-content/uploads/2013/05/ny.jpg" width="860" height="455" /><figcaption id="figcaption_attachment_913" class="wp-caption-text">Correre a New York</figcaption></figure>
<p><span id="more-907"></span><br />
Da circa un anno corro per strada in città: mi metto le scarpe, esco di casa, prendo un caffé e parto. Non ricordo perché ho cambiato idea, ma so che <strong>correre in strada è diventata una passione fortissima,</strong> un modo diverso per vivere le città che visito e la mia. Ho corso a Rovereto e a New York, a Bologna e a Taranto, a Roma e a Trento e a Treviso e a Ferrara. <strong>Correre in una città che conosci bene è una riscoperta</strong>, è come andarci per la prima volta, anche se corri intorno a casa tua. Cambiano le percezioni delle distanze e dei quartieri, vivi le differenze, scopri le reazioni delle persone e che cambiano di strada in strada.</p>
<p>Correre per strada, sui marciapiedi, tra le persone, è un allenamento diverso: non è certo rilassante come correre in un bosco ma è divertente, stimolante ed è <strong>un training intenso per l&#8217;attenzione e la propriocezione</strong>. Per strada non puoi distrarti, quindi poca trance, o meglio, una trance diversa: devi tenere sotto controllo tante cose, dal percorso ai dislivelli ai pedoni alle macchine ai semafori, è un vero e proprio gioco immersivo solo che <strong>invece del joystick hai occhi e gambe</strong>. Se correre è allenare la mente prima del corpo e superare i propri limiti quest&#8217;anno posso dire di aver fatto un ottimo allenamento: <strong>sono sempre lenta come una lumaca ma non ho più paura del freddo e della pioggia.</strong></p>
<p>Correre in un bel posto è un&#8217;altra cosa, è chiaro, ma non una cosa migliore, è una cosa diversa.</p>
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		<title>La Mezza Di Genova 2013</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Apr 2013 20:29:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Beggi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gare]]></category>

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		<description><![CDATA[Domenica ho partecipato alla gara principale che si disputa nella mia città: La Mezza Di Genova. Il meteo ci ha graziato: una stupenda mattinata di sole in un weekend di brutto tempo ha illuminato Genova, bellissima nelle giornate di sole &#8230; <a href="http://www.runnerds.it/2013/897/la-mezza-di-genova-2013/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Domenica ho partecipato alla gara principale che si disputa nella mia città: <a href="http://www.lamezzadigenova.it/">La Mezza Di Genova</a>. Il meteo ci ha graziato: una stupenda mattinata di sole in un weekend di brutto tempo ha illuminato Genova, bellissima nelle giornate di sole primaverili.</p>
<p>Arrivo da una preparazione breve, ma fatta più o meno bene; non ho corso molto negli ultimi 10 giorni, ma confido che strafogarmi di carboidrati e dormire come un orso in letargo possa dare qualche frutto. Parcheggio lo scooter e vado a cercare gli amici della mia società per la foto di rito. Sono rilassato, l&#8217;aria è tiepida, sono circondato da runner contenti: c&#8217;è una bella atmosfera. Consegno la borsa al deposito, faccio due passi e mi sposto in area partenza quando mancano una decina di minuti.<br />
<span id="more-897"></span><br />
C&#8217;è tanta gente ma non siamo schiacciati; osserviamo un minuto di silenzio per le vittime di Boston. Peccato che l&#8217;amplificazione fosse insufficiente e le persone nelle file più lontane non si siano rese conto di cosa stesse succedendo, quindi un vero silenzio non c&#8217;è mai stato.</p>
<p>Finalmente lo sparo, e si parte; c&#8217;è la solita ressa ma stranamente non arrivano gomitate, nel silenzio della strada senza auto si sentono solo i tonfi delle scarpe sul selciato, bellissimo. Quest&#8217;anno non si passa in Via Garibaldi, credo causa lavori in corso, ma si percorre la galleria prima di sbucare in Piazza Fontane Marose. E&#8217;  tutto un &#8220;biiiip&#8221; dei GPS che protestano per la perdita del segnale, e infatti i miei tempi per questo tratto sono sballati; pace, non è la fine del mondo.</p>
<p>Arrivati in Piazza De Ferrari, inizia la lunga discesa di Via XX Settembre; per ora sto bene e lascio girare le gambe sfruttando la pendenza, sono rilassato, l&#8217;aria è dolce, vado forte. Da qui arrivo a Boccadasse in un attimo: viaggio a meno di 4&#8217;50&#8243;/Km, ma so bene che è un ritmo che non posso permettermi per 21 Km. Impreco un po&#8217; sul saliscendi di Corso Italia, ma stringo i denti per cercare di mantenere il ritmo. Giro di boa e ritorno verso la rampa della Sopraelevata: un maledetto falso piano che sembra non finire mai, e infatti scendo a 5&#8242;/Km. Appena la strada torna pianeggiante mi riprendo un po&#8217; e aumento il ritmo. Non ho trovato la mia lepre, sono da solo ma mi sembra di potermi gestire abbastanza bene.</p>
<p>Correre sulla Sopraelevata è la parte più suggestiva della gara: è uno scorcio stupendo sulla città e sul porto ed è un&#8217;occasione per restituire alle persone una strada dominata dalle auto per il resto dell&#8217;anno. Lungo le ringhiere tante persone sono salite per vedere la corsa e approfittare della possibilità; diversamente da quanto sento dire di Milano, Genova mi sembra accettare bene una mattina di disagi al traffico: non ho sentito nessun automobilista lamentarsi perché costretto ad attendere agli incroci, e ho visto parecchie persone lungo il percorso, incuriosite e incitanti.</p>
<p>Comincio a soffrire il caldo: il sole di Aprile e la distanza percorsa si fanno sentire; soffro anche per la fatica, ma è ordinaria amministrazione: sono al Km 15 e non mi sono risparmiato. Scendo dalla Sopraelevata e imbocco Lungomare Canepa per arrivare al giro di boa alla Fiumara. La zona è oggettivamente brutta, io sono stanco, ho caldo, è il momento peggiore e vado piano, preso dallo sconforto. Ricorro alle tecniche Zen-fai-da te: conto i respiri da 1 a 8 ricominciando quando ho finito, una cadenza ipnotica che mi aiuta ad allontanare i pensieri dalla fatica e mi svuota la mente. Tra le altre cose, sto per imboccare la temutissima salita del Ponte Elicoidale che mi riporterà sulla Sopraelevata: è il punto più duro della corsa, 500 maledetti metri che ti spaccano le gambe, affaticate da 18 Km di strada. Le mie paturnie sono confermate dai tempi: stacco i 2 Km più lenti di tutta la gara. Al termine della salita qualcuno non si sente bene: un ragazzo dall&#8217;apparente ottima forma fisica è seduto sul guard-rail, pallido e in evidente difficoltà. Un amico è con lui e ha già avvertito l&#8217;assistenza. Spero non sia nulla di grave.</p>
<p>Finalmente sono agli ultimi 2 Km, sono in un bel posto, la gara sta per finire, c&#8217;è un bel sole, la vita mi sorride. Spinto da nuove energie, aumento la velocità portandomi ai tempi che avevo all&#8217;inizio. Le gambe protestano, ma io le ignoro: non è un problema  mio, che si arrangino; si sono comportate bene finora, non accetto capricci proprio adesso. All&#8217;ultimo chilometro mi si affianca Max, un compagno di squadra. Ci incitiamo a vicenda e tento di aumentare ancora un po&#8217; per mantenere il suo ritmo, tanto manca poco.</p>
<p><em> &#8220;Pain is temporary, quitting lasts forever&#8221;</em>, &#8221; Solo 1 Km, come da casa al panettiere: è pochissimo&#8221;,<em> &#8220;Unless you puke, faint or die, keep running&#8221;. </em> Ripenso alla biografia di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Emil_Z%C3%A1topek">Emil Zátopek</a>: &#8220;Se sei stanco, vai più forte&#8221;. Ripasso tutti i miei mantra e, evidentemente, a qualcosa servono: al km 21 stacco un 4&#8217;51&#8243;/Km. Imbocco la rampa di uscita, una ripida discesa che mi dà lo slancio per l&#8217;ultimo centinaio di metri. Spendo le ultime energie per accelerare ancora e arrivare in modo dignitoso e finalmente taglio il traguardo.</p>
<p><iframe src="http://www.endomondo.com/embed/workouts?w=rmYaiGOWFSY&amp;width=580&amp;height=600&amp;width=950&amp;height=600" height="600" width="950" frameborder="0" scrolling="no"></iframe></p>
<p>Ho il fiatone, mi fermo un attimo per raccogliere le forze, mi danno una medaglia e barcollo fino al ristoro sotto la tensostruttura. Bevo un succo e mangio una banana; sputo la focaccia, che è pessima e stantia (ma che figura facciamo con i foresti? Questa roba fa schifo!). Recupero la borsa e mi rivesto. Torno a casa e crollo sul divano; sono contento, mi sono divertito e ho migliorato il tempo rispetto all&#8217;anno scorso. Mi aspetta un po&#8217; di lavoro in giardino, ma la pioggia decide di graziarmi e faccio poco. Adesso mi aspetta un po&#8217; di recupero poi riprenderò a correre.</p>
<p>Perché correre è bello.</p>
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		<title>Nessun Dolore</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Apr 2013 09:45:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Invernomuto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ricordi]]></category>
		<category><![CDATA[Salute]]></category>

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		<description><![CDATA[Era il 26 Marzo 2012. Era una sera fresca, primaverile. Per me che corro alle 20 dopo una lunga giornata di lavoro era il paradiso. Per la prima volta da mesi avevo la luce, avevo l&#8217;aria fresca sulla pelle; fresca &#8230; <a href="http://www.runnerds.it/2013/888/nessun-dolore/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Era il 26 Marzo 2012. Era una sera fresca, primaverile. Per me che corro alle 20 dopo una lunga giornata di lavoro era il paradiso. Per la prima volta da mesi avevo la luce, avevo l&#8217;aria fresca sulla pelle; fresca ma non fredda e in alcuni punti profumata di erba tagliata. Un paradiso. Ero in perfetta forma. A fine gennaio avevo fatto una mezza maratona. Poi un freddissimo febbraio mi aveva costretto a saltare molti allenamenti; anche per il runner più volenteroso uscire alle 20 dopo 10 ore di lavoro e con 6/7 gradi sotto zero può essere difficile. A marzo avevo ripreso. Pochi giorni prima avevo fatto un 18, il giorno prima 12. L&#8217;uscita era defatigante, passo lento e qualche chilometro per macinare via la giornata di lavoro, mi aveva spinto più la bellezza della sera e la luce dell&#8217;ora legale che la voglia di allenarmi: non sapevo che sarebbe stato l&#8217;inizio del calvario. Salendo su un marciapiede per evitare una signora metto male il piede, sento una fittina alla caviglia ma niente di più, continuo a correre e finisco i sette chilometri in scioltezza, felice. Il giorno dopo un po&#8217; di dolore alla caviglia. Dopo due giorni è gonfia e dolente e non posso appoggiare il piede. Distorsione. Una settimana fermo in scarico e poi almeno due mesi di stop. Le maledizioni più nere al pensiero di perdermi praticamente tutta la primavera, il periodo più bello.<span id="more-888"></span></p>
<p>Esattamente dopo due mesi il 25 maggio riprendo a correre ma il dolorino alla caviglia è sempre li. Non riesco ad allenarmi con regolarità. Come provo ad allungare un po&#8217; la caviglia si fa sentire costringendomi a giorni di stop, giorni che diventano settimane. Se guardo gli storici delle mie corse del 2012 si trovano 2 uscite nel mese di maggio e 4 in quello di giugno. Mi fanno fare della fisioterapia. E funziona. Il dolore alla caviglia sparisce ma il calvario continua. Appare un dolore al ginocchio destro. Comincia intorno al secondo chilometro e poi va random, a volte rimane li in sordina a dar fastidio, altre volte diventa insopportabile e mi costringe a fermarmi poco dopo. Mi dicono di fermarmi un po&#8217; (ma come? son già stato fermo due mesi!) perchè la corsa è stressante, mi fanno fare degli antinfiammatori, mi dicono di cambiare scarpe e di fare pochi chilometri per volta. Seguo tutti i consigli. Fra luglio e agosto sto addirittura completamente fermo. Il 15 di agosto provo a fare qualche km. Devo fermarmi il dolore è insopportabile. La stessa sera uscendo da una pizzeria devono portarmi a braccia perchè non riesco a poggiare il piede a terra. Ok dice il dottore, facciamo una risonanza, magari è il menisco. Prenoto dopo n settimane e intanto cerco di resistere. Esco poco per non sforzare il ginocchio ma non voglio perdere tutta la forma ed il fiato. Due/tre allenamenti al mese riesco a farli, a volte senza dolore a volte con.</p>
<p>Il risultato della risonanza è preoccupante. No. Il ginocchio sta benino, modestissima infiammazione di non grande rilevanza però al margine della scansione si vede una massa che non dovrebbe esserci. Ma è quasi tutto fuori dall&#8217;immagine quindi non si può dire. fare accertamenti. La strizza più nera. Ma continuo a correre. Corro con una paura nuova, quella che mi si spezzi l&#8217;osso durante la corsa perchè mi immagino che quello che si vede e non si vede sia un tumore. Nel mezzo ci sta una piccola vacanza a Londra con ad accompagnarmi la paura della morte. Corro comunque. Pochi chilometri nel Surrey, pochi chilometri a Regent&#8217;s Park, corro con la paura della morte e con il maledetto dolorino, questa volta leggero, al ginocchio destro. Torniamo a casa e troviamo ad aspettarci la radiografia di conferma. La massa c&#8217;è ed è grande. Ma non faccio in tempo a preoccuparmi. La sera stessa sono al Pronto Soccorso. Dolori atroci. Questa volta allo stomaco. Forti. La faccio breve. La prima sera al pronto soccorso mi sbagliano la diagnosi. Via a casa con delle pillole. Dieci giorni d&#8217;inferno fra dolori che non cessano, mal di testa e di stomaco atroci, la corsa definitivamente dimenticata. Dopo dieci giorni inevitabilmente sono di nuovo al pronto soccorso. Stavolta la diagnosi è corretta. Calcoli alla colecisti, ricovero per intervento. Poi non mi opereranno, rimanderanno di qualche mese.</p>
<p>E&#8217; il punto più basso. Sono soverchiato. Siamo all&#8217;inizio di novembre e non correrò più per tutto il resto dell&#8217;anno.</p>
<p>Dal punto di vista della salute però le cose cominciano a migliorare. Il fronte cistifellea è stabile, devo stare a dieta ma la situazione interna non è preoccupante e l&#8217;intervento sarà semplice, alla gamba faccio mille analisi. Rmn, Tac, Rmn con contrasto. un ortopedico oncologo mi rassicura. E&#8217; un tumore, ma è benigno e non intacca la funzionalità ossea. Posso camminare, posso correre senza timore. Al ginocchio ho un po&#8217; d&#8217;infiammazione, mi da dei cerotti antinfiammatori da mettere se il dolore si ripresentare. Ad inizio Marzo finalmente mi opero alla cistifellea. Tutto perfetto. Dimesso in meno di 24 ore con l&#8217;indicazione di muovermi con cautela per un paio di settimane e poi andare libero, anche correre se voglio.</p>
<p>E allora corro. Dopo un anno esatto mi ritrovo a correre in una sera fresca ma non fredda, con l&#8217;odore dell&#8217;erba tagliata che mi accompagna nella luce nuova dell&#8217;ora legale. Correre per un po&#8217; di chilometri come ho desiderato correre in un anno di calvario:</p>
<p>Senza nessun dolore.</p>
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		<title>Padre e figlia</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Apr 2013 13:30:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>purtroppo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tutto il resto]]></category>
		<category><![CDATA[affetto]]></category>
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		<description><![CDATA[Ognuno di noi ha un posto preferito dove correre. Un posto dove, quando hai la fortuna o il puntiglio di tornarci, ti senti di dire &#8220;Ecco, è proprio questo che intendevo&#8221;. Solo che in quel momento, di solito, non c&#8217;è &#8230; <a href="http://www.runnerds.it/2013/882/padre-e-figlia/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.runnerds.it/wp-content/uploads/2013/04/girobassini.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-883" alt="girobassini" src="http://www.runnerds.it/wp-content/uploads/2013/04/girobassini-300x300.jpg" width="300" height="300" /></a>Ognuno di noi ha un posto preferito dove correre. Un posto dove, quando hai la fortuna o il puntiglio di tornarci, ti senti di dire &#8220;Ecco, è proprio questo che intendevo&#8221;. Solo che in quel momento, di solito, non c&#8217;è nessuno a cui dirlo. E forse anche a questo è dovuto il fascino del posto.<br />
Il mio posto del cuore per correre è l&#8217;argine del Po. Nel tratto maestoso e finale del Grande Fiume, rappresenta una specie di confine tra Lombardia ed Emilia. Con due eccezioni chiamate oltrepò.<br />
Nell&#8217;oltrepò mantovano sono nati i miei genitori, tutti i miei nonni e gran parte dei miei bisnonni. Evidentemente siamo gente che si sposta mal volentieri.<br />
Adesso l&#8217;argine del Po è un bastione di terra sormontato da una strada che viene intesa come strada secondaria o principale o pista ciclabile o addirittura zona pedonale. Questo dipende della fantasia dei singoli comuni che ne hanno la burocratica competenza territoriale.<br />
Il punto dove vado a correre io è un percorso precisissimo. Parte dal comune di Pieve di Coriano, all&#8217;altezza della chiesetta di San Martino, polverosa eredità della mia famiglia. Da lì parte verso Revere. Oltre il &#8220;tiro a segno nazionale&#8221; (il nome è retaggio in pietra a vista del ventennio) l&#8217;argine si divide per poi riunirsi. Forma una pancia che vista da sopra è un anello di quasi tre chilometri. Lo scopo è la creazione di un largo bacino da allagare in caso di piene. Anche se, facendo due conti, non ho mai capito bene come dovrebbe essere usato.<span id="more-882"></span><br />
Sui sei chilometri e mezzo di questo mio angolo genealogico di tranquillità, vado a correre ogni volta che passo per quelle terre.<br />
Di recente, per smussare piccoli attriti familiari, ho proposto alla primogenita Chiara: <em>&#8220;Lascia la bici a Luca. Poi quando vado a correre, se vuoi, mi accompagni in bici&#8221;</em>. Lei ha preso la mia proposta nel modo migliore. Come una ricerca di un momento padre e figlia che fatichiamo a ritagliarci, fatto salvo per quando torno in camera sua due tre volte ogni sera ripetendo il mantra <em>&#8220;E&#8217; tardi, adesso chiudi il libro e spegni&#8221;.</em><br />
Ha provato la bici nuova della nonna, quella bianca con le ruote enormi. Riusciva ad usarla e senza neanche dondolare da un pedale all&#8217;altro. Chiara è proprio cresciuta in fretta.<br />
Siamo partiti io e lei, mettendoci prima velocemente d&#8217;accordo sul significato da attribuire ai termini destra e sinistra. Giusto per concordare codice comune e stare dallo stesso lato della strada. Ho corso piano, perché ogni tanto parlavo. Ma ero orgogliosissimo della mia &#8220;ammiraglia&#8221;. Anzi: speravo di incontrare qualcuno, per strada. Qualcuno a cui dire: &#8220;G<em>uarda questa bella bimba che usa già la bici della nonna, guarda quanto è grande&#8221;</em>.<br />
Ho corso piano, quasi due minuti più lento del giorno prima. Ma molto più contento. Abbiamo fatto chilometri di fianco al Grande Fiume, visto passare aironi e cornacchie. Abbiamo schivato pozzanghere e cercato la rotta migliore nei due chilometri di sterrato.<br />
Poi al ritorno, la vedevo vantarsi &#8220;Sai nonna: ho fatto sei chilometri e mezzo sulla tua bici!&#8221;. Così goffamente orgogliosa che sembrava me.</p>
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		<title>La Stramilano dei cinquantamila (circa)</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Mar 2013 08:45:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mafe De Baggis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gare]]></category>
		<category><![CDATA[centro di gravità]]></category>
		<category><![CDATA[pattini]]></category>
		<category><![CDATA[rimbalzi]]></category>
		<category><![CDATA[tutto il mondo intorno]]></category>

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		<description><![CDATA[50.000 persone (circa) sono proprio tante e alla partenza siamo tutti lì, in una Piazza Duomo che all&#8217;improvviso sembra piccolissima. Non ho pazienza e quindi, fin dalla prima volta (sono alla terza) arrivo all&#8217;ultimissimo minuto: esci dalla metro, il colpo &#8230; <a href="http://www.runnerds.it/2013/874/la-stramilano-dei-cinquantamila-circa/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Stramilano dei 50.000" href="http://www.stramilano.it/gara_50000.lasso?menu=presentazione" target="_blank">50.000 persone (circa)</a> sono proprio tante e alla partenza siamo tutti lì, in una Piazza Duomo che all&#8217;improvviso sembra piccolissima. Non ho pazienza e quindi, fin dalla prima volta (sono alla terza) arrivo all&#8217;ultimissimo minuto: esci dalla metro, il colpo di cannone, via. Migliaia di persone che contemporaneamente si mettono a correre: palloncini che volano via, emozione, adrenalina e ovviamente una confusione tremenda.</p>
<figure class="wp-caption alignright" style="width: 370px"><a href="http://www.stramilano.it/photogallery.lasso?tipo=Stramilano&amp;anno=2012"><img class=" " alt="La folla alla partenza" src="http://www.stramilano.it/cmadmin/images/gare/25_Stramilano2012.jpg" width="360" height="239" /></a><figcaption class="wp-caption-text">La folla alla partenza (foto di www.stramilano.it)</figcaption></figure>
<p>Penso che una gara non competitiva sia una rappresentazione perfetta della nostra società e soprattutto delle relazioni che, volenti o nolenti, ci legano agli altri. Prima di tutto perché, come sa chiunque corra, &#8220;non competitiva&#8221; vuole soprattutto dire che non c&#8217;è un ordine di arrivo, non vuole quasi mai dire &#8220;priva di competizione&#8221;. Ce la farò. Ce la farò in meno tempo. Non posso lasciarmi superare da quello, devo superare quella, vado piano ma non così piano, devo passare, devo passare, devo passare.</p>
<p><span id="more-874"></span></p>
<p>Alla partenza vuoi soprattutto uscire dalla strettoia di Corso Vittorio Emanuele, tanto è che molti non ci provano nemmeno: scendono dalla metro a San Babila e si fanno la loro gara, partendo 500 metri dopo. Se corri sotto i portici c&#8217;è meno gente, ma è il regno delle coppiette, di quelli che sono lì per caso, di quelli che come quest&#8217;anno, visto la pioggia, quasi quasi me ne torno a casa.</p>
<p>Tu cerchi di correre, svicoli, li eviti e un po&#8217; li bestemmi, ma sai com&#8217;è: è una non competitiva a passo libero, le due amiche mano nella mano al centro di uno spazio libero hanno lo stesso diritto che hai tu di tenere il proprio passo. Le persone lente mano nella mano al centro, beh, io le ammiro: sono come i portatori di interessi deboli, quelli che non è mai il loro turno, quelli che non vinceranno mai niente ma che non si lasciano abbattere e vanno per la loro strada.</p>
<p>Tutt&#8217;altra storia quelli che vanno veloci e non sanno svicolare e ti urtano, ti investono, ti strattonano, ti sfanculano: ma quanto puoi essere sfigato a spintonare alla partenza di una gara a passo libero? Se sei così competitivo o sei nel posto sbagliato o sai che in gara resteresti talmente indietro da non poterlo sopportare. Non è che non puoi correre veloce, anzi: è che se hai scelto quella gara lì devi saperlo fare in armonia con tutti, anche con la famigliola con i bimbi piccoli.</p>
<p>E tu, famigliola con i bimbi piccoli, se non sei alla <a title="Stramilanina" href="http://www.stramilano.it/gara_stramilanina.lasso?menu=presentazione" target="_blank">Stramilanina</a> non è colpa mia, ti sorrido e mi fate tenerezza, ma collabora.</p>
<p>Nel frattempo <a href="http://www.stramilano.it/gara_50000.lasso?menu=percorso" target="_blank">sei a San Babila</a>, la strada si allarga, tu ti riscaldi e corri un po&#8217; più veloce e ognuno prende il suo passo, in una perfetta metafora della vita quotidiana. Ci sono quelli che stanno ai margini e quelli che stanno in mezzo, e non sempre la posizione è legata alla velocità. Ci sono quelli che pur di non dare fastidio finiscono nelle pozzanghere e quelli che delle pozzanghere neanche si accorgono e schizzano tutti gli altri. Continui a incrociare le stesse persone, come se fossi legato da un elastico frattale, poi vai un po&#8217; più piano o un po&#8217; più veloce e la geografia sociale intorno a te cambia di colpo.</p>
<p>La tua tolleranza verso quelli che vanno piano e stanno in mezzo è inversamente proporzionale alla distanza percorsa e non perché sei più stanco, ma perché c&#8217;è più spazio, e se c&#8217;è spazio e tu intralci allora è che vuoi farlo o che usi la tua lentezza come un&#8217;arma. Se a metà corsa sei lì con me e stai in mezzo non sono più io che devo rispettare il tuo passo, sei tu che non ce la puoi fare e ti aspetti da me che rallenti per te. E mentre guardi e pensi corri, corri, più o meno consapevole del fatto che gli altri applicano a te gli stessi pensieri e che ogni tanto qualcuno ti supera, il passo leggero, un sorriso beato e ricordi che corri per avere quel sorriso lì. Entri ed esci dalla trance, ipnotizzata dall&#8217;enorme quantità di persone che corrono con lo zaino, la borsa, il marsupio, fardelli che probabilmente a casa sembravano indispensabili e che poi strada facendo si rivelano tali e rimbalzano a ogni passo per fartelo presente.</p>
<p>Cinquantamila persone (circa) e ogni tanto arriva qualcuno sui pattini e quasi sempre chi è sui pattini gioca al gioco più bello, quello di sfilare via veloce senza disturbare nessuno, passa e vola via, e tu corri, corri, corri e all&#8217;ultimo chilometro ci sono quelli che io metterei su un&#8217;astronave e li spedirei via, quelli che invece di fare la salita fanno le scale. Ma cosa fai le scale a fare che il senso di una non competitiva è fare 10 chilometri, non la posizione in classifica. Cosa fai le scale a fare, umanità sconfitta che taglia le code e bara agli esami e racconta bugie e vive annegato dalla propria furbizia, il tutto quando c&#8217;è il pezzo forse più bello, una salita dolce e poi il parco e poi gli ultimi metri e se hai tagliato corto che gusto c&#8217;è? Impossibile capirlo.</p>
<p>Io sono anni che li guardo passare, quelli che partono 500 metri dopo, quelli che fanno le scale, quelli che se io resto indietro è perché tu hai le gambe lunghe, quelli che si fermano di botto e se gli finisci addosso ti urlano pure. Non sono la maggioranza ma si notano molto di più e correrci insieme ti rende acutamente consapevole di quanto i loro destini siano legati ai tuoi e anche per questo tornerò anche l&#8217;anno prossimo alla Stramilano, che se noi che corriamo al nostro passo e nel nostro spazio molliamo, loro diventano la maggioranza davvero.</p>
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		<title>Intemperie</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Feb 2013 08:41:36 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Tutto il resto]]></category>

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		<description><![CDATA[Accompagnato dai miei sensi di colpa per il ritardo di preparazione, sono andato a correre una dozzina di chilometri. Una corsa tranquilla, la domenica mattina. Le previsioni dicevano &#8220;probabilità di pioggia &#8211; 2mm&#8221;. Ma avevo deciso di andare comunque e &#8230; <a href="http://www.runnerds.it/2013/858/intemperie/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Accompagnato dai miei sensi di colpa per il ritardo di preparazione, sono andato a correre una dozzina di chilometri. Una corsa tranquilla, la domenica mattina. Le previsioni dicevano &#8220;probabilità di pioggia &#8211; 2mm&#8221;. Ma avevo deciso di andare comunque e mi sono preparato.<br />
Ho portato nei cassonetti in strada i soliti rifiuti ingombranti, quasi per dare una giustificazione <em>di servizio</em> a quella mia bella evasione dalla famiglia. Ho dispensato diligentemente carta e cartone, plastica e vetro, indifferenziato.  Ho acceso il cronometro e aspettato che si mettesse d&#8217;accordo con i primi quattro satelliti. Un&#8217;occhiata a musica vecchia e tranquilla. Play. Sono partito.<br />
Dopo qualche chilometro ho cominciato a chiedermi <em>&#8220;Quanto correrò oggi?&#8221;</em>. <span id="more-858"></span> Da un lato davo ascolto al freddo, al tempo che andava peggiorando, alla mia pigrizia dello stesso colore del cielo. Dall&#8217;altro cercavo meccanismi psicologici che mi spronassero. <em>&#8220;Pensa che bello se invece di un giro ne faccio due&#8221;. &#8220;Pensa a come mi sentirò insoddisfatto se anche oggi porto a casa meno chilometri di quanto dovrei&#8221;.</em> Quando parlo a me stesso sono molto indulgente coi congiuntivi.<br />
Decido di andare avanti, le gambe si fanno più sciolte, anche se il ritmo è molto lento.<br />
Verso il nono chilometro, a tre chilometri da casa, la mia attenzione viene presa da una pallina bianca. Sembra polistirolo.<br />
Sono incerto, potrebbe essere grandine. Ma è ferma. Non l&#8217;ho vista cadere. Questo è il mio pensiero intanto che continuo a correre. <em>&#8220;Pensa che bello se iniziasse a piovere piano&#8221;</em>. Vado avanti qualche metro e un&#8217;altra pallina identica. Il rosso scuro della pista ciclabile, lavata dalla pioggia di questi giorni, aiuta a distinguerla bene. &#8220;No, non può essere&#8221;. Vado avanti, leggero, distratto da questi pensieri.Questa volta li vedo cadere. Pallini leggeri, strani. Muti.<br />
Non una goccia di pioggia, non un rumore sull&#8217;erba alta ai fianchi della strada. Cresce l&#8217;intensità di questa grandinata. Sono palline sferiche ma si comportano in modo strano. Forse sono fiocchi di neve gelati. Non fanno rumore, non rimbalzano nervosi come grandine. Anzi: riempiono la strada e vengono spazzati dal vento. Sembrano stormi di storni visti dall&#8217;alto.<br />
Faccio attenzione per sentire il rumore sulla casacca antivento ma niente. Sembra un sogno, dove la razionalità non riesce a prendere del tutto il controllo. Dove qualcosa ancora non torna.<br />
Corro felice di non essermi fermato. E non importa se, a raccontarlo, non interesserà.</p>
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		<title>Mezza maratona di Verona &#8211; il mio racconto.</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Feb 2013 19:24:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Schwarz</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gare]]></category>
		<category><![CDATA[correre]]></category>
		<category><![CDATA[storie di corsa]]></category>

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		<description><![CDATA[In questi mesi ho corso con una costanza forse mai raggiunta negli ultimi 25 anni e gli allenamenti sono filati lisci senza intoppi (cosa tutt&#8217;altro che ovvia) a parte giovedì sera, quando alla fine di una sgambata senza pretese un &#8230; <a href="http://www.runnerds.it/2013/852/mezza-maratona-di-verona-il-mio-racconto/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>In questi mesi ho corso con una costanza forse mai raggiunta negli ultimi 25 anni e gli allenamenti sono filati lisci senza intoppi (cosa tutt&#8217;altro che ovvia) a parte giovedì sera, quando alla fine di una sgambata senza pretese un polpaccio si è quasi bloccato.<br />
Acciacco da poco che però arrivava a circa due giorni dalla <a href="http://www.giuliettaeromeohalfmarathon.it/it/">mezza maratona di Verona</a>,  provocando tre serate di malumore e dubbi in cui ho recitato la parte della <em>drama queen</em> nella stanzetta di <a href="http://www.friendfeed.com">friendfeed</a> dedicata ai corridori. Sabato pomeriggio dopo una prova timida ho deciso di andare a Verona anche se il polpaccio non era del tutto a posto.</p>
<p><span id="more-852"></span></p>
<p>Ieri mattina, routine pregara (prendere il pettorale, cambiarsi, posare la borsa che ritroverò all&#8217;arrivo, etc.) con in più il piacere di condividere parte del riscaldamento con <a href="http://vegerunner.tumblr.com/">Marcello</a> e Sergio, fin qui conosciuti solo via Internet.<br />
C&#8217;è una discreta folla (5200 iscritti), ma il tempo dello scorso anno (1h24&#8242;) mi permette di partire nel primo gruppo, riducendo gli intasamenti alla partenza. Quando siamo ammassati a pochi minuti dal via, un africano si fa gentilmente strada per arrivare davanti e partire in prima fila. Siccome ha un pettorale senza numero e solo un nome (Ndiwa) capiamo che è uno di quelli forti davvero e lo lasciamo passare volentieri, pensando <em>&#8220;Questo dopo 300 metri ci ha già staccato di brutto. Lo ritroveremo all&#8217;arrivo, magari sul podio&#8221;.</em><br />
Tornando alla gara di noi esseri umani, mi son detto che se son qui tanto vale correrla senza remore, agganciando da subito i pacemaker di 1h25&#8242; e rimanendo con loro per 5-10Km. (I pacemaker sono corridori con il compito di fare un passo costante per aiutare chi avesse un obiettivo cronometrico preciso).</p>
<p>Partenza un filo caotica, dopo circa un Km e mezzo siamo sgranati e corriamo senza darci fastidio. Il passo mi porta a superare i pacemaker prima del previsto e penso <em>&#8220;Intanto mettiamo fieno in cascina&#8221;</em>. Trovo un ritmo regolare, al Km 5 c&#8217;è il primo passaggio davanti all&#8217;Arena e tutto procede bene: il polpaccio mi dà un piccolo fastidio che continuerà per tutta la gara senza peggiorare, sto correndo bene senza avere l&#8217;impressione di tirarmi il collo e nonostante questo supero parecchi che hanno esagerato all&#8217;avvio. Verso il Km 6 si attraversa l&#8217;Adige in uno dei molti ponti della gara e vedo passare in senso opposto Ndiwa, che è primo, va come un treno e ha già fatto il vuoto.</p>
<p>Al Km 10 sono passati poco meno di 39&#8242;, sono circa un minuto più veloce del previsto e devo stare attento a non esagerare. Se solo evito cali eccessivi riuscirò a migliorare il tempo del 2012, per cui punto a mantenere il ritmo fino almeno al Km 16, dove l&#8217;anno scorso c&#8217;era l&#8217;ultima salitella. Piccolo inciso: per chi cerca di correre forte Verona NON è in piano. Ve lo assicuro.</p>
<p>I chilometri tra il decimo e il quindicesimo sono a tratti faticosi soprattutto per la testa: hai fatto più di metà strada ma la fine è ancora lontana, le gambe girano bene ma non son più freschissime, bisogna avere pazienza e &#8216;stare lì&#8217;. Poco prima del Km 15 un corridore del mio gruppetto piazza un allungo deciso di quelli che ti chiedi <em>&#8220;Ma questo che fa?&#8221;</em>. Poche decine di secondi e capiamo: è un partecipante della staffetta mista che sta finendo la frazione. Tra l&#8217;altro, sento dallo speaker, è il primo della gara, per cui immagino lo sforzo per aumentare il distacco dal secondo, peccato che la sua partner non si faccia trovare al cambio e lui passi momenti di purissima frustrazione a guardarsi intorno e chiedersi dove diavolo si sia cacciata. Facile immaginare una piccola discussione post-gara.</p>
<p>Passato il curioso intermezzo, arriviamo al Km 16, dove pensavo le pendenze fossero finite. Peccato che il percorso cambi rispetto a un anno fa e dietro la curva ecco un&#8217;altra salitella la cui vista improvvisa mi fa borbottare un <em>&#8220;Ma vaff&#8230;&#8221;</em> (oh, non si può essere sempre dei principini). Per quanto siano meno di 100 metri di pendenza ragionevole, è più di un&#8217;ora che sto spingendo e per un attimo temo di esaurire le energie residue. Per fortuna non è così e nella discesa successiva recupero gambe e fiducia.</p>
<p>Verso il km 19, all&#8217;ennesima curva secca, sento arrivare un fastidio al piede sinistro (scoprirò che è una vescica) causato forse dal polpaccio acciaccato che mi fa correre un po&#8217; storto.<br />
Una parte di me dice che ora è solo questione di qualche minuto di resilienza, un&#8217;altra pensa che se il traguardo facesse qualche passo nella mia direzione, dopo tutti quelli che ho fatto verso di lui, non mi farebbe schifo. Al milionesimo ponte supero un&#8217;atleta che arriverà quarta tra le donne e che da quasi 10 Km avevo preso come punto di riferimento. La sento respirare come se stesse correndo una gara di mezzofondo, altro che la mezza maratona, evidentemente anche lei è abbastanza cotta, ma ormai ci siamo: si è in centro a Verona, carosello tra il pubblico in piazza Bra, passaggio nell&#8217;Arena, mi rendo conto che posso chiudere la gara sotto 1h23&#8242; e chiedo un ultimo piccolo sforzo alle gambe, che me lo concedono (grazie). Ultima minisalita in uscita dall&#8217;Arena, ultima curva ad angolo retto <em>et voilà</em>, l&#8217;arrivo.</p>
<p>Dopo qualche secondo in cui sento soprattutto la fatica subito arriva la soddisfazione per averci provato nonostante l&#8217;acciacco e per aver tirato fuori una gara corsa bene, con la giusta combinazione di fatica e divertimento. Sulla linea del traguardo il cronometro dice 1h22&#8217;32&#8243;, un tempone per me, non certo per Ndiwa che, <a href="http://www.giuliettaeromeohalfmarathon.it/it/evento/news/16-news/175-robert-ndiwa-e-eliana-patelli-campioni-sotto-l-arena-alla-giulietta-romeo-half-marathon">arrivato venti minuti prima</a>, forse è già uscito dalla doccia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>(post apparso originariamente <a href="http://www.montag.it/blog/2013/02/mezza-maratona-di-verona/">qui</a>)</em></p>
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